4 Aprile 2025

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Sanremo, nei duetti trionfo di Giorgia e Annalisa. Le pagelle della serata

di Andrea Ciaramella

La serata delle cover ha sicuramente segnato il percorso della gara, consacrando sul podio Giorgia e Annalisa, con la loro versione “Skyfall” di Adele, seguite da Lucio Corsi con Topo Gigio nel ricordo di Domenico Modugno del celebre brano “Nel blu dipinto di blu” (versione di Johnny Dorelli) e chiude Fedez con Marco Masini, nel loro adattamento dark di “Bella Stronza”.

Ora, ripercorriamo insieme la serata più importante del Festival che ci ha portato a questa classifica: tutto inizia con un’introduzione stile anni ‘40 (riferimento al periodo Luce evidente, con la televisione in bianco e nero per i più maliziosi, per i ben pensanti possiamo trovare un riferimento al classicismo, stile identificativo di questa kermesse) di Geppi Cucciari – voto 10, straordinariamente iconica, irriverente, giustamente spigolosa, leggera, che come i suoi colleghi comici, porta alla conduzione una ventata di freschezza. Spazio in apertura di serata alla satira meravigliosa di Roberto Benigni (voto 8) che annunci il suo ritorno  sulla rete ammiraglia il 19 Marzo con il suo spettacolo “Sogno”.

A gara iniziata, è il momento di Mahmood (voto 7) – che, come prevedibile, fa il suo ripercorrendo la sua carriera, come tanti co-conduttori musicali, ed eseguendo un medley ben eseguito dei suoi brani – cavandosela comunque nel suo nuovo ruolo. L’apice della serata si tocca emotivamente con Paolo Kessisoglu e sua figlia Lunita (voto 10) con il monologo padre-figlia e l’esecuzione del brano “Paura di me”.

La serata poi – a parte la classifica finale completa che vedremo alla fine – non regala altre particolarità, mentre sul palco del Suzuki Stage si sono esibiti Benji e Fede con un medley dei loro successi (voto 7). E adesso siamo alle pagelle – non in ordine di esecuzione o uscita – delle ventinove esibizioni cover.

Achille Lauro ft. Elodie (voto 8), A mano a mano/Folle città. Buona esecuzione, molto old style, sia nella resa che scenograficamente: le voci si armonizzano bene, soprattutto nella prima parte della cover con il brano di Cocciante; successivamente, passando alla Berté emerge più Elodie di Lauro, però nel complesso è gradevole.

Rkomi (voto 5) ft. Francesca Michielin (voto 7), La nuova stella di Broadway. Francesca con questa cover dimostra la sua capacità poliedrica, la grinta e l’energia giusta nel portare Cremonini e la sua hit. Rkomi vive nell’ombra della Michielin, come del resto tutto il Festival, vocalmente e tecnicamente sempre coperto. Stonano anche scenicamente insieme sul palco. Era il caso di evitare, forse.

Tony Effe (voto 4) ft. Noemi (voto 6), Tutto il resto è noia. L’idea di Califano poteva anche starci: apprezzabile che Tony sia andato senza autotune, ma l’insufficienza del duetto sta nell’abbinamento stesso. Noemi tecnicamente e vocalmente lo supera, e di tanto, e lui fatica a starle dietro. L’esecuzione nel complesso è abbastanza semplice e lineare, il graffiato di Noemi è un plus.

Bresh (voto 6) ft. Cristiano De Andrè, Creuza de ma. Iconico brano del grande Faber, papà di Cristiano – che nonostante le difficoltà tecniche con Bresh (prima il microfono, poi la spia, con tanto di ripetizione dell’esecuzione) – in generale esce bene. L’esecuzione è sufficiente, vocalmente e tecnicamente in linea. Nulla di particolarmente eccelso, ma c’è stato anche di peggio.

Brunori Sas (voto 6) ft. R. Sinigallia e Dimartino, L’anno che verrà. Il ricordo di Dalla porta stonature e scivolate per Brunori, con tante difficoltà vocali. Dimartino e Sinigallia fanno più da corale, che cantare. Apprezzabile l’esecuzione musicale e lo stile cantautorale, però per un pelo sufficiente. E’ un flop.

Clara (voto 8) ft. Il Volo, The sound of silence. Questo vestito melodico a Clara le dona molto di più rispetto alla “commerciale” o “hit estiva” giusto per vendere dischi: Clara dimostra di avere grande tecnica ed estensione vocale, non indifferente. L’abbinamento con i ragazzi del Volo poi può solo che eccellerla. Ottima esecuzione.

Coma Cose (voto 6) ft. J. Righeira, L’estate sta finendo. Il duo dei “Cuoricini” prosegue sulla riga delle hit: l’esecuzione è sufficiente, più messa in caciara e karaoke, con tutto l’Ariston che balla e canta al ritmo delle note. Momento comunque apprezzato.

Fedez (voto 10) ft. Marco Masini, Bella Stronza. E’ il top della serata. Federico sceglie Marco, e Marco fa lo stesso: entrambi creano una nuova storia dell’iconico successo masiniano, che porta a un risultato eccellente. La rivisitazione musicale molto apprezzata con tanto di standing ovation conclusivo. Abbiamo forse un vincitore, considerando la riforma del sistema di voto?

Francesco Gabbani (voto 9) ft. Tricarico, Io sono Francesco. Una poesia sul tema dell’inclusività emotiva nelle scuole che racconta una cosa semplice: un tema andato male, perché manca al bimbo è venuto a mancare il papà. L’esecuzione è da pelle d’oca: Tricarico visibilmente emozionato ma appoggia e accompagna Gabbani, che la realizza – scenicamente e vocalmente – molto bene. Si è ripreso Francesco.

Gaia (voto 6) ft. Toquinho, La voglia e la pazzia. Il duetto non dispiace: l’omaggio alla Vanoni su un brano che a Gaia veste bene è sufficiente per la mancata spinta o capacità di personalizzarla, fa l’esecuzione che deve, con Toquinho più di presenza che di partecipazione, un mezzo flop.

Giorgia (voto 8) ft. Annalisa, Skyfall. La vincitrice della serata cover porta un brano ben eseguito – tecnicamente – ma scenicamente povero e semplice: spingono poco sull’estensione vocale, potevano forse osare, conoscendo anche l’estro delle due. Si potrebbe pensare che su questo duo abbia influito il televoto.

Irama (voto 8) ft. Arisa, Say something. La voce di Arisa si fonde con quella di Irama: vocalità e tecnica sono le protagoniste di questa esecuzione ben realizzata, entrambi dimostrano anche un grande feeling. Una piacevole sorpresa di questa sera.

Joan Thiele (voto 5) ft. Frah Quintale, Che cosa c’è. Non funziona la carta Gino Paoli con un brano memorabile: ce lo domandiamo anche noi, che cosa c’è.  C’è che Joan arranca in alcune occasioni, vocalmente un po’ stanca, e musicalmente niente di particolarmente apprezzabile. Peccato, è un flop.

Lucio Corsi (voto 8) ft. Topo Gigio, Nel blu dipinto di blu. Il ricordo di Domenico Modugno nella voce iniziale di Topo Gigio, il primo cantautore che ha vinto il Festival, la versione di Dorelli: tanti i temi e i riferimenti presenti a questa citazione di Corsi. Lui la esegue molto bene, nello stile di questi giganti, Lucio sta conquistando sempre più Sanremo, con la sua semplicità e spontaneità molto apprezzata e crediamo che si possa contendere la vittoria finale.

Marcella Bella (voto 7) ft. Twin Violins, L’emozione non ha voce. L’omaggio al fratello Gianni Bella seduto in platea, autore del testo, scritto per Celentano: si vede chiaramente la dedica emozionante. Marcella canta con trasporto e ci trasporta in un mondo fantastico, anche grazie ai violini prodigio.

Massimo Ranieri (voto 6) ft. Neri per caso, Quando. Il ricordo dell’immenso Pino Daniele vede due ruoli: Ranieri, nel protagonista e i Neri per caso, come comparse. Avrebbero potuto fondere meglio le armonie e realizzare scenicamente qualcosa di più impatto: l’esecuzione di per sé è sufficiente, si vede che Ranieri non ha nulla a pretendere, ma solo emozionarsi. Lo apprezziamo per questo.

Modà (voto 7) ft. Francesco Renga, Angelo. Kekko inizialmente stecca: è preso ancora dal dolore, che lo giustifica, poi si riprende e con Francesco che lo accompagna realizzano una bella versione del celebre brano vincitore del Festival nel 2005. L’arrangiamento è fedele, così come la loro esecuzione. Nota di merito, la platea che canta con loro, e Kekko che alla fine ringrazia emozionato, scappando via per il male. Tanta stima per un professionista così.

Olly (voto 8) ft. Goran Bregovic e band, Il pescatore. Olly padroneggia bene il brano, con Bregovic e la Wedding and Funeral band che lo armonizzano: si vede che la giovane promessa – ormai consacrata da questa kermesse – l’ha già eseguito il brano, dando una veste nuova e al contempo classica a un’ icona della musica. Apprezzamento anche per una coreografia teatrale.

Rocco Hunt (voto 7) ft. Clementino, Yes I know my way. Hanno spaccato insieme: Clementino con il suo stile inconfondibile, si trova benissimo con Rocco Hunt. Avevamo paura inizialmente sull’omaggio a Pino Daniele, però al contrario di Ranieri, sceglie l’abito giusto della canzone, e ne fanno un esecuzione apprezzabile.

Rose Villain (voto 6) ft. Chiello, Fiori di rosa, fiori di pesco. Rose dimostra una grande cultura musicale, l’esecuzione – seppur adattata alla sua vocalità – è discreta, e scenicamente i due stanno anche bene insieme. Si potrebbe pretendere di più, è vero, dal ricordo di Battisti, però nel complesso non è stata scivolata (per fortuna).

Sarah Toscano (voto 8) ft. Ofenbach, Overdrive. E’ la rivelazione della serata, e avevamo ragione a dire che i giovani devono sperimentare differenti generi: Sarah lo fa, e si dimostra con una grande poliedricità, nonostante la giovane età. L’esecuzione è ottima, così come la realizzazione scenografica. E’ una dei top della serata.

Serena Brancale (voto 8) ft. Alessandra Amoroso, If I ain’t got you. Serena altra sorpresa: l’aveva detto in conferenza stampa della sua straordinaria duttilità. Veste un genere così di nicchia e lo realizza meravigliosamente, armonizzando e sposandosi al meglio con la voce della Amoroso, plus del duetto. Altro top.

Shablo ft. Gue, Joshua, Tormento (voto 6) ft. Neffa, Amor de mi Vida/Aspettando il sole. I re dell’hip-hop giocano in casa con Neffa, l’esecuzione è sufficiente dei brani dello stesso ospite, con un re-style musicale. Senza infamia e senza lode questo duo.

Simone Cristicchi (voto 10) ft. Amara, La cura. Altro top della serata, anche lui può giocarsi la vittoria finale e sicuramente un premio della critica: il duo con la compagna – nella festa degli innamorati di San Valentino – ci regala emozioni. Immersi in un mondo fiabesco, tutto loro, realizzano un’interpretazione magistrale del ricordo di Battiato, con un testo che più che una canzone, è una dedica d’amore.

The Kolors (voto 7) ft. Sal Da Vinci, Rossetto e caffè. Momento disco (adatto a sgranchirsi le gambe, dati i tempi celeri della conduzione già un meme social), con tutto l’Ariston – e anche noi da casa, confessiamolo – che ci tuffiamo nel karaoke generale e improvvisamente ci trasformiamo cantanti con tanto di microfono in mano. La realizzazione è azzeccata e il duo funziona bene.

Willie Peyote (voto 6) ft. F. Zampaglione e Ditonellapiaga, Un tempo piccolo. Willie viaggia sempre su esecuzioni stilistiche ricercate e sofisticate, con una realizzazione musicale con una sua impronta: l’abbinamento a Zampaglione, ex Tiromancino, e Ditonellapiaga – sulle sue vocalità e timbriche – però non genera un contrasto o un’armonizzazione pulita. In generale, sufficiente diremmo.

E ora, tutto è pronto per l’ultima curva: la serata finale è arrivata, e noi siamo in attesa di scoprire chi vincerà. Non ci resta che viverlo, e domani scopriremo insieme la pagella finale dell’ultima gara e della kermesse con i suoi top e i suoi flop.

Redazione "La Città"

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Un commento

  • Vi rinnovo i miei ringraziamenti x aver cancellato il mio commento sul giorno del ricordo e sui vostri amici partigiani rossi di Tito che ha massacrato centinaia di persone nelle foibe e ancora grazie x difendere i vostri amici partigiani rossi del ANPI che negano che il massacro delle Foibe sia mai avvenuto
    Dovete solo Vergognarvi
    Vergogna Vergogna

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