
A Sanremo vince Olly, i top e i flop nelle pagelle finali
La serata della finale si apre con l’esecuzione dell’inno nazionale (quello sanremese si intende, ovviamente) di Gabry Ponte che ci ha fatto ballare per tutta la settimana (voto 7). Subito dopo aver introdotto regolamento e metodo di voto, Carlo Conti (voto 6, nella generale e affrettata conduzione del Festival, anche se sobria e misurata) – sempre preciso, più di un orologio svizzero – parte con la lunga maratona che terminerà alle due circa, facendo concorrenza ad Amadeus (per lo share dovremmo attendere i dati Auditel in giornata, anche se il confronto è più che vinto dal ritorno di Conti alla direzione artistica).
Ad affiancare Carlo Conti stasera troviamo Alessandro Cattelan (voto 10), fresco, raffinato, ironico e Alessia Marcuzzi (voto 5), forse una delle peggiori co-conduttrici della kermesse, spesso fuori luogo e più adatta a fare sfilate che presentare, con qualche difficoltà e gag poco simpatiche. Tra gli ospiti di questa sera troviamo: Alberto Angela (voto 10) che si improvvisa conduttore del Festival e ci racconta le avventure passate della kermesse – oltre a promuovere la sua prima serata di lunedì prossimo con Ulisse e la Sicilia di Montalbano -, Edoardo Bove calciatore della Fiorentina che in occasione della partita con l’Inter ebbe un arresto cardiaco (voto 6) parlando della sicurezza e dell’importanza della salute, Antonello Venditti (voto 8) con i suoi successi che trasforma l’Ariston nel Circo Massimo.
Di poca importanza e spessore le comparsate sulla Costa Toscana e al Suzuki Stage, con tanto di retata comica dei conduttori e animatori a Piazza Colombo, e la presenza della protagonista della fiction “Imma Tataranni”, che andrà in onda con una nuova stagione. Alla fine delle ventinove esibizioni – con la parentesi della presentazione dell’ultimo singolo di Mahmood, “Sottomarini” (voto 6) – che avremmo volentieri evitato, Carlo Conti assieme a tutti i suoi co-conduttori, dopo aver salutato Gabriele Corsi, Mariasole Pollio e Bianca Guaccero, annuncia la classifica finale – che vediamo assieme all’ultima pagella:
29. Marcella Bella (voto 7): un po’ delusi dal fanalino di coda, onestamente meritava qualcosa di più; e al primo nome, infatti partono i fischi. Lei il suo in questa kermesse l’ha fatto, cercando una modernizzazione che l’ha avvicinata alla giovani generazioni.
28. Rkomi (voto 4): la sua posizione in classifica è indiscutibile, purtroppo è stato un flop per tutta la kermesse. Ci aspettavamo di più da un’artista che sta tenendo testa della scena urban nazionale.
27. Clara (voto 5): non potevamo chiedere di più alla nostra Clara – sinceramente meglio il brano della scorsa edizione, che questo – dove ha trovato alcune difficoltà tecniche, ma scenicamente dimostra grande padronanza. Si sta confermando e soprattutto ritagliando la sua fetta.
26. Gaia (voto 6): dopo i successi estivi, Gaia si rivela la hit-maker di questo Sanremo (assieme alla Brancale), con un brano che sui social sta già spopolando. Ha portato sé stessa, e si è data la giusta spinta dal Festival. Nulla da recriminare.
25. Tony Effe (voto 4): non è ultimo solo grazie al televoto (1,3%) che lo porta comunque non lontano – e per fortuna – dalla zona bassa della classifica. Non avrebbe meritato di più per il brano che ha portato in gara (sia chiaro che non si discute l’artista che sta spopolando ovunque e conquistando la scena rap italiana, però né il genere che fa, nè il tentativo di cambiarsi ha convinto, e non solo noi).
24. Serena Brancale (voto 7): per i content creator di TikTok e le influencer – uso il femminile, data l’alta incidenza dell’uso del brano – sarebbe lei la vincitrice, però invece vince esclusivamente il titolo come “Hit del Festival”. La sua canzone contaminata dal jazz, blues, ritmi latini ci farà ballare e divertire ancora a lungo: grazie zia per aver portato questo genere a Sanremo.
23. Massimo Ranieri (voto 7): il vero flop di Ranieri è il brano di Ferro e Nek, purtroppo che si stanno perdendo lungo altre vie e tornare a casa è sempre difficile se non ci sono le briciole di Pollicino: le penne del testo provano a dare valore a Ranieri, ma succede l’opposto, è lui che da pregio a un testo piatto con un’esecuzione di alto livello. Personalmente immaginavamo questa posizione, ma lui non aveva pretese.
22. Modà (voto 7): in confronto ad altri brani in gara, la posizione non si può recriminare, hanno dato il loro – e specialmente Kekko – con un brano alla loro portata, che li identifica e che ci auguriamo dia il bentornato sulla scena musicale.
21. Francesca Michielin (voto 7): stesso discorso dei suoi colleghi Modà, il suo è un ritorno, solo che ci aggiunge una competenza musicale e orchestrale non indifferente (laureata al conservatorio); per il resto anche a lei auguriamo che sia un ritorno questo Sanremo.
20. Joan Thiele (voto 7): fresca di proposta di matrimonio con il suo amore, Frah Quintale – a cui ha detto sì, nel backstage della kermesse, immortalato sui social dei presenti – Joan conquista un posto in classifica che comunque poteva aspettarsi: ha talento ed è pregiata, sicuramente le dà la visibilità necessaria la kermesse.
19. Rose Villain (voto 7): che non si aspettava di stare a Sanremo l’ha sempre detto, fin dalla rivelazione del cast che lo compone (sì, perché si scelgono i nomi e non le canzoni, da qualche kermesse a questa parte) e proprio per questo, forse Rose non aveva un pezzo pronto, seppur radiofonico e che sta spopolando sui social. Rispetto allo scorso Sanremo è scivolata in basso.
18. Shablo ft. Gue, Joshua e Tormento (voto 5): il tentativo di portare il rap è definitivamente fallito, come ci immaginavamo. Onestamente pensavamo a una posizione di bassa classifica, invece si trovano nel centro grazie al televoto, molto votati soprattutto tra i giovani, ma il merito è esclusivamente dei tre milioni di follower di Gue, non certo degli altri.
17. Sarah Toscano (voto 6): la vincitrice di Amici esce anche bene dal Festival; la sua gara si conclude con una buona posizione, rivelando – soprattutto nelle cover – una grande duttilità artistica e siamo certi che si affermerà in un settore musicale, il pop o pop dance, con grande competitività.
16. Willie Peyote (voto 6): il genio e l’estro di Willie – con una canzone già social e iconica di meme, grazie al suo ritornello ritmato – gli valgono un posto di metà classifica. Lui ha saputo giocarsi il suo Festival e il suo messaggio, un po’ alla Gabbani & co., l’ha portato tra le risate e la leggerezza: farci riflettere sulla condizione sociale del nostro Paese. Grazie Willie.
15. Rocco Hunt (voto 6): lui è l’esempio – fischiato dalla sala, non per l’artista ma per la posizione – di come le cover ci abbiano influenzato nella serata finale: si trova lì solo grazie a quanto portato, in modo straordinario, con Clementino nell’omaggio a Pino Daniele. La canzone onestamente meritava delle posizioni più basse, però lui è un’artista maturato e ci potrà sicuramente stupire.
14. The Kolors (voto 6): se l’hit parade è vinta dalla Brancale, loro vincono il brano più streamerato sui social e dalle radio: indiscutibile il successo che avrà la canzone, forse un filino meno delle altre edizioni, ma loro hanno portato loro stessi, con grinta, energia e padronanza, che dire. Meno male che ci sono.
13. Noemi (voto 7): la sua posizione è dovuta alla sua timbrica e la sua tecnica nel duetto con Tony, che ha reso Noemi piacevolmente ascoltabile rispetto a lui. La canzone e la sua performance meritano un posto di media classifica.
12. Elodie (voto 7): esce strafottente dalla sua esibizione, forse delusa o chissà che, però molti qua iniziano a rumoreggiare, di certo non si aspettavano Elodie fuori dalla top ten. Il brano sinceramente meritava qualcosa in più, però nella serata finale lei ha reso meno delle altre volte, ciò nonostante, si conferma una delle artiste più forti della scena nazionale, e Sanremo la incorona regina del pop indiscussa.
11. Bresh (voto 6): ci domandiamo perché sia vicino alla top ten, poi ascoltando il brano e ponendo attenzioni, si può capire la ricercatezza di Bresh e la capacità tecnica e vocale, e quindi ci ricrediamo. Una piacevole conferma della kermesse.
10. Coma Cose (voto 5): i social fanno miracoli ai giorni d’oggi e si sa, il loro voto e la loro posizione nella top ten, è solo per il televoto e niente più: il brano non dice niente di che, e forse qualcun altro meritava questo posto. La platea inizia a mugugnare, ma aspettate, la situazione degenera solamente.
9. Irama (voto 7): Fa il suo, da qualche edizione già, e meritatamente entra nella top ten della finale. Un brano intenso, struggente, drammatico come lui, come vive la sua musica, e si fa apprezzare. Irama è una grande conferma del nostro panorama.
8. Francesco Gabbani (voto 7): posizione meritata per un brano che dopo ascolti e ascolti entra nell’orecchio con un ritrovato Gabbani, che dopo un EP e un album sottotono, questo Sanremo lo riporta ai livelli per cui l’abbiamo apprezzato.
7. Achille Lauro (voto 8): Come per Giorgia – vedi sotto – anche a lui si genera quasi una rivolta nella platea per la sua esclusione, però onestamente ci sono brani e artisti che meritano, giustamente di più. Lui è indiscutibilmente un divo, e questo Sanremo lo consacra, indipendentemente dalla vittoria. Il nuovo Achille fa colpo.
6. Giorgia (voto 7): brusio, disapprovazione e un Ariston in fermento per la sua esclusione, e poi le sue lacrime al ritiro del premio, la cover vincente con Annalisa: ci ricorderemo questo di lei, e poco del suo brano; Giorgia è così, divide, ha una tecnica eccezionale, ma poca incisività emotiva, e gli ha giocato questo il podio. L’avevamo previsto, posizione meritata a nostro dire.
Poi la classifica si interrompe tra i fischi e brusi generali, con il pubblico che chiama il nome di Giorgia, che si calmano dopo diversi minuti, e in attesa della somma dei voti del televoto, della sala stampa e della radio per i cinque finalisti, vengono proclamati i premi speciali della critica, a cura di Bianca Balti: a Brunori Sas con la sua “Albero delle noci” va il Premio Sergio Bardotti (Miglior Testo), mentre il premio Giancarlo Bigazzi (miglior esecuzione e assemblaggio orchestrale, dato dai professori d’orchestra) va a Simone Cristicchi con la sua “Quando sarai piccola”. Il Premio della Critica Mia Martini (sala stampa) va a Lucio Corsi, e l’ultimo premio, il Premio Lucio Dalla, va a Cristicchi che bissa. In aggiunta a questi premi – novità di quest’anno – l’ad di TIM consegna il Premio TIM per la canzone più stremmata sulle applicazioni TIM, a Giorgia – che, al ritiro, in segno di omaggio, il pubblico la osanna contrariato ancora dai voti e le dedica una standing ovation -, per poi proseguire con la classifica finale della Top Five, proclamando il vincitore della 75° Edizione del Festival di Sanremo:
5. Simone Cristicchi, voto 10. Siamo onesti, non comprendiamo le lacrime di coccodrillo: Cristicchi con la sua perfetta esecuzione di un brano malinconico, dolce, intimo merita la top five, decisamente più di Giorgia – e per questo, fischieranno adesso anche noi – ma il brano di Cristicchi è di tutt’altro livello.
4. Fedez, voto 10. Si prende meritatamente l’applauso alla prima nota, e al ritornello il pubblico già canta con lui: Fedez esce comunque vincitore e riabilitato da questo Festival, permettendoci di ritrovare un Federico che mancava da tempo. Il brano resta un capolavoro, e lui una sorpresa dell’intera kermesse.
3. Brunori Sas, voto 8. Nonostante le somiglianze con De Gregori, il brano è oggettivamente splendido, e la sua interpretazione semplice e cantautorale merita la top five, forse eccessivo addirittura il podio, ma comunque non ci dispiace. L’esecuzione è stata impeccabile come le altre volte.
2. Lucio Corsi, voto 8. Rivelazione del Festival: un cantautore a molti sconosciuto, indipendente e sulla scena del panorama musicale dal 2011; Lucio esce da questo Sanremo con lo spirito del “Topo Gigio”, la vita è meravigliosa. Lui lo sa, e ce lo racconta, lasciandoci emozionare tra le sue note.
1. Olly, voto 10. Che era un candidato papabile al trionfo del Leone d’Oro lo abbiamo sempre sostenuto, e tra l’altro il suo percorso è stato sempre un crescente: conquista il pubblico con il 30,1% dei voti e il 21,8% delle giurie, che lo consacrano vincitore. La sua canzone entra nell’animo, lo sconvolge, ti lascia trasportare nella storia che narra, e musicalmente è orecchiabile, un brano tipicamente “festivaliero”, come si osava dire una volta. Vittoria meritata, onestamente. E così, Sanremo giunge al termine: mix vincenti musicali e artistici, prendendo una più vasta platea possibili, non mancano le polemiche – specialmente nelle cover e nella finale – e le critiche, come quella ad esempio di Olly, che entra con già le cuffie e le spie accese pronto per cantare, alla proclamazione del vincitore, come se sapesse di aver vinto, al contrario degli altri artisti della top five sul palco. Ma si sa, Sanremo è sempre Sanremo: la musica unisce, la musica divide, la musica ci trasmette sensazioni, ci affezioniamo agli artisti, tifiamo per loro, ma alla fine, caro Olly, tiferemo tutti per te, per la nostra Italia all’Eurovision Song Contest.