
Le due linee della metro e la lunga attesa del Nord Milano
di Fabio Pizzul
Sull’asse Milano-Monza si gioca buona parte della ricchezza economica lombarda, ma non sempre si coglie quanto siano strategici i comuni compresi tra quei due poli attrattivi. E’ forse anche per questo che un territorio che è sempre stato al centro, nel bene e nel male di forti cambiamenti viene troppo spesso considerato periferico.
La vicenda dei trasporti mi pare paradigmatica: il Nord Milano attende da troppi anni l’arrivo di due linee metropolitane che arriveranno in questo territorio solo grazie a prolungamenti e non perché fin dall’inizio si considerò strategico progettarle pensando ad essi.
Anche i ritardi dei prolungamenti dicono qualcosa riguardo la scarsa considerazione del Nord Milano.
Anno dopo anno, c’è sempre stato qualche altro progetto che è stato considerato più urgente. Poi, con una puntualità degna di miglior causa, sono arrivati ulteriori intoppi che hanno reso ancora più lungo il cammino dei progetti. C’è anche da ammettere che non c’è mai stata particolare attenzione da parte dei palazzi romani, che, evidentemente, non hanno mai considerato prioritari i progetti focalizzati su questo territorio.
Gli incidenti di percorso che si sono abbattuti sul prolungamento della M1 a Monza Bettola hanno quasi dell’incredibile, ma ora pare che possa davvero iniziare la fase finale della realizzazione, così come il nuovo crono-programma per la M5 offre, seppure guardando al lontano 2033, qualche speranza per una possibile concretizzazione di quello che fin qui è stato poco più di un disegno sulla carta.
Cittadini e imprese, dopo anni di attese, sono autorizzati allo scetticismo, ma credo che non debbano perdere la speranza, legata soprattutto alla consapevolezza che il Nord Milano rimane un luogo strategico su cui vale la pena di continuare a puntare, non foss’altro che per la resilienza che ha dimostrato di fronte alla vicissitudini di questi decenni.
Non credo che molte altre zone d’Italia e d’Europa sarebbero state in grado di affrontare con la stessa forza la deindustrializzazione che ha toccato questo territorio, che ha saputo gestire un cambiamento epocale con risorse sociali e economiche insospettabili.
Sono convinto, però, che per il futuro non basti contare su queste risorse, ma sia necessario immaginare una nuova visione per il Nord Milano, che possa andare oltre i grandi progetti di riqualificazione immobiliare per offrire alla fascia che va da Rho a Sesto San Giovanni un ruolo da protagonista nella Grande Milano.
Due progetti come Mind e la Città della Salute rappresentano occasioni formidabili per provare a far sì che l’intero Nord Milano si rilegga, in un’ideale asse est ovest che si incrocia con quello nord sud che fa capo a Monza e Milano, come territorio di innovazione scientifica, tecnologica, ma anche sociale ed economica. E’ il compito che sta di fronte a chi amministra questi territori, se non vuole accontentarsi di vincere le elezioni cavalcando i problemi e intende provare a immaginare un futuro per il Nord Milano.