3 Aprile 2025

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

La piazza a Ramelli divide. La storia della nostra città merita più attenzione

di Jurij Bardini

Togliamo subito ogni dubbio a chi ne avesse: che Sergio Ramelli sia stato ingiustamente e vigliaccamente assassinato è evidente. Morire a soli 18 anni per una semplice appartenenza politica è inaccettabile. Così come è inaccettabile che siano caduti vittime di aggressione politica altri giovani di altra appartenenza – molti anche di sinistra, durante gli anni Settanta. Un periodo che è stato definito “anni di piombo” non a caso, proprio per sottolineare quanto l’ingrediente della violenza efferata fosse parte integrante di una certa scena militante del periodo – quella estremista.

Oggi, chi sostiene la necessità di intitolare spazi pubblici in ricordo di Ramelli parla di “memoria condivisa”: un atto che dovrebbe mettere d’accordo tutti, al di là delle appartenenze politiche. Così purtroppo non può essere perché la memoria di Sergio Ramelli è già aggiudicata: da alcuni decenni, appartiene a una parte ben definita del territorio politico. Alle commemorazioni per Ramelli, oltre alla destra istituzionale, partecipano appartenenti a Casa Pound e a Lealtà e Azione. Vanno in scena saluti romani, si celebra il rito del “presente”.

Fare finta che questa realtà non esista significa essere ingenui oppure fare finta di non capire. Non è certo un caso se il senatore di Fratelli d’Italia Sandro Sisler, vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato, dichiara: “Per me, questa intitolazione è anche la chiusura di un cerchio ideale: quando fui eletto per la prima volta al Consiglio comunale di Cinisello Balsamo, più di trent’anni fa, eravamo in pochi a ricordare Sergio Ramelli. Oggi siamo in tanti e il suo nome è parte della memoria condivisa dell’intera nazione, segno che il sacrificio di tanti giovani non è stato dimenticato”.

La “chiusura del cerchio ideale”, i “pochi che trent’anni fa ricordavano Ramelli” e il “sacrificio di tanti giovani” sono tutti elementi che rimandano a una storia politicamente ben collocata: Movimento Sociale e Fronte della Gioventù, poi confluiti nella galassia della destra italiana (post o tuttora fascista). È molto difficile, per chi ha altre radici politiche, riconoscersi in questo tipo di memoria. Una memoria che non viene costruita insieme per superare i conflitti che hanno lacerato e insanguinato l’Italia. Ma una memoria che esce già con un chiaro marchio di appartenenza.

Allora forse è meglio essere onesti: anche a Cinisello Balsamo, l’amministrazione comunale sta compiendo la stessa operazione politico-ideologica che sta andando in scena in tutta la Penisola, con decine e decine di intitolazioni di spazi pubblici a Sergio Ramelli, la cui vita spezzata è stata resa simbolo del martirio per la libertà di pensiero.

Sarebbe un’offesa all’intelligenza di chi legge ricordare quante altre vite sono state spezzate negli anni Settanta. Lo sappiamo tutti, e lo sa molto bene anche la destra che governa: ferrovieri, magistrati, carabinieri, poliziotti, politici, studenti di altra appartenenza politica… Eppure, nonostante l’abbondanza di nomi, si è scelto proprio quello di Sergio Ramelli.

Che un ex nazional-alleato come Sisler desideri questo approdo non fa una grinza. Forse, da un sindaco che governa un comune di 75mila abitanti ci saremmo aspettati un approccio più strutturato a una questione tanto problematica. La sua dichiarazione sul tema è quantomeno vaga: “L’intitolazione della piazza a Sergio Ramelli rappresenta un gesto di profondo significato, che va oltre il ricordo di una singola figura”.

In che cosa consista il “profondo significato” non è dato saperlo. È un po’ come quando ti chiedono: “Com’era il film”?. E tu, non avendo voglia di pensarci, rispondi genericamente: “Bello!”. Forse, la storia politica di una città come la nostra richiederebbe un po’ più di impegno.

Redazione "La Città"

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