3 Aprile 2025

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Il duello delle piazze. Ramelli sfratta Frova: un controsenso per l’identità locale

Il 26 aprile 1908 il sindaco Natale Confalonieri e il Consiglio comunale di Cinisello, in seduta straordinaria, deliberarono di intitolare una via a Giovanni Frova, con queste motivazioni: «Essendo notorio che il Sig. Ing. Giovanni Frova ha istituito e mantiene da molti anni l’asilo infantile d’ambo i sessi e che di questi giorni verrà inaugurata la nuova sede dell’asilo stesso nell’ampio fabbricato da lui eretto a proprie spese; trovando più che opportuno che la Rappresentanza comunale manifesti la propria riconoscenza oltre quella che sta per dimostrargli l’intero paese, viene adottato all’unanimità il seguente ordine del giorno: “Il Consiglio Comunale, mentre riconoscente plaude alla munifica opera dell’Ing. Cav. Giovanni Frova dotando il Comune di un asilo modello, delibera che parte dell’attuale via Milano, a partire dalla stessa proprietà Frova, fino all’angolo della proprietà Parodi Delfino, venga intitolata colla denominazione di Via Giovanni Frova, quale tenue omaggio a tanta beneficenza”.». È fatto raro e inusuale che un’intitolazione venga deliberata quando la persona è ancora in vita, pensate dunque quanto fosse importante per l’Amministrazione comunale e per la cittadinanza riconoscere i meriti di Giovanni Frova. La via che gli fu intitolata è parte dell’allora via Milano (oggi via della Libertà), un tratto breve che va dalla sua proprietà (la villa che affaccia sull’attuale piazza Confalonieri) fino all’angolo dell’attuale via Sant’Ambrogio.

Ma chi era Giovanni Frova al quale il Consiglio comunale manifestò la propria riconoscenza? Stimato ingegnere, cattolico convinto, di idee moderate, si trasferì dalla città alla campagna di Cinisello, dove rimase fino alla morte, sedendo a lungo in Consiglio comunale e ricoprendo incarichi anche all’interno della Giunta. Mostrò una spiccata sensibilità nei confronti dei bambini e della loro educazione, tanto da finanziare la costruzione del primo Asilo Infantile della città.

Per iniziativa di don Vitaliano Rossi, parroco di Cinisello, l’Asilo Infantile fu inaugurato il 4 novembre 1892, ma senza cerimonie per volere di Giovanni Frova. Un benefattore schivo e sensibile, come attestava una corrispondenza pubblicata nel novembre del 1892 dal periodico Il Lambro: “L’egregio ing. Giovanni Frova ha aperto nel nostro Comune – fino dal 4 andante – un asilo infantile capace di ben 200 bambini e che già annovera ben 150 piccoli alunni. È bene si sappia che l’asilo fu impiantato, arredato e sarà mantenuto a tutte sue spese. Il distinto benefattore non volle cerimonia alcuna per l’inaugurazione dell’asilo, il che dimostra come egli senta di fare il bene per il bene, non già per la smania di emergere e lasciar parlare di sé”. Si può immaginare quanto questo atto di beneficienza fosse importante per le famiglie dell’epoca, nella maggior parte contadine. Si offriva la possibilità di accudire i bambini in età prescolare, offrendo un servizio non ancora previsto dalle strutture pubbliche. Avere la possibilità di portare i bambini presso l’Asilo Frova contribuì sicuramente a migliorare le loro condizioni di vita. La mortalità infantile era molto alta in quel periodo, sia per le precarie condizioni igieniche che per un regime alimentare quasi completamente a base di mais e tutt’altro che abbondante. Nel 1908, quando la crescita demografica e le mutate esigenze pedagogiche richiesero una struttura più funzionale, Frova non lesinò un secondo e più consistente investimento economico per l’ampliamento dell’Asilo. In definitiva, un personaggio molto amato e stimato da tutta la cittadinanza. Alcuni anziani ricordavano che tutti gli anni, il 24 giugno, giorno di San Giovanni, le suore invitavano l’ingegner Frova e la moglie per festeggiare il suo onomastico presso l’Asilo. A pranzo veniva servito risotto giallo e gelato. Le suore preparavano i bambini che si esibivano in una recita in suo onore. Dorina Cattaneo mi raccontava quanta emozione provò quando toccò a lei porgere i fiori alla signora e recitare una poesia.

E ora, a più di cento anni da quell’intitolazione, si vuole denominare la piazzetta di via Frova, piazza Sergio Ramelli? Il tratto in questione è quello che, dopo l’abbattimento de la Cort Növa (Corte Nuova) e la successiva costruzione di moderni edifici, creò uno slargo che dal 2008 iniziò a essere indicato dai cittadini come la piazzetta del Salto, per via del monumento Il grande salto di Cordelia von den Steinen. Per intenderci una grande artista, moglie del noto Pietro Cascella, entrambi autori di importanti opere attraversate da una forte tensione civile. E anche questa è una bella storia, legata alla città. La statua rappresenta l’immigrazione, riassumendola simbolicamente in una sola figura, con valigia, borse e pacchi, intenta a compiere “un grande salto” sopra il vuoto tra un pilastro e l’altro, che simboleggia appunto il fenomeno dell’immigrazione che ha caratterizzato la storia della città e che ha contribuito alla sua crescita sociale e culturale. In sostanza, storie di accoglienza di ieri e di oggi. Frova si prodigava per accogliere i bambini delle famiglie contadine disagiate e in seguito una città intera, con a capo l’Amministrazione comunale e le cooperative, si spese per accogliere gli immigrati, prima italiani e poi stranieri. Una storia cittadina di grande spessore morale e civile, raccontata con targhe e monumenti, che si vuole offuscare, paradossalmente da parte di un’Amministrazione che si è sempre politicamente promossa sul valore delle identità locali. Il nostro cuore cittadino si trova di nuovo al centro di polemiche, come quella che vide pochi anni fa la messa in scena dell’intitolazione della stessa piazzetta al rapper Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta; un’iniziativa di marketing, a detta del sindaco.

Il termine “monumento”, come lo definisce lo storico Jacques Le Goff nel suo saggio Documento/Monumento, è un segno del passato, attraverso il quale è il passato stesso che si manifesta, mediante segni concreti, cose, oggetti che perpetuano il ricordo; meglio sarebbe lasciare che questi luoghi continuino nella loro vocazione di narratori della nostra storia cittadina. Così come fa Il Pertini, che ha mantenuto la facciata della vecchia scuola Cadorna, per ricordarci che un moderno centro culturale sorge su quello che fu il luogo per eccellenza della formazione culturale dei giovani, la prima scuola cittadina. Così come fa il Palazzo comunale, che ospitava anche la prima sede dell’ambulanza, entrambi donati da un altro benefattore, il sindaco Natale Confalonieri. Così come fa Villa Silva Ghirlanda, della cui acquisizione furono fautori amministratori lungimiranti, tra i quali Vittorio Trezzi, di cui ricorre il centenario della nascita (era nato l’1 aprile 1925).

La memoria collettiva di una comunità si può leggere anche attraverso quello che ci tramandano le pietre: sono valori di libertà, di resistenza, di riscatto, di coesione sociale e di accoglienza. Valori forti che identificano una città e soprattutto i suoi cittadini.

Fotografia: busto di Giovanni Frova conservato all’interno della Scuola dell’Infanzia G.Frova.

P.Rulli, AA.VV., Le pietre raccontano, Comune di Cinisello Balsamo, 2011; E.Meroni, Un eroe popolare: Garibaldi il carisma e il mito, Cooperativa Auprema, 2008.

Patrizia Rulli

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